martedì 14 giugno 2011

Artisti russi in Francia

CHAGALL,  KANDINSKY,  ROSSINE',  SOUTINE.

Non sono i quattro cavalieri dell'Apocalisse ma poco ci manca. Essi non hanno nulla in comune, salvo aver seguito il richiamo dell'atmosfera culturale francese e di Parigi dove mercanti, critici d'arte, editori e, non per ultimo, il sostegno di una comunità di artisti aventi una clientela internazionale, prometteva loro più ampie opportunità di espressione e di sopravvivenza. A sedurli non fu solo il profumo della buona cucina francese ma anche quello dei franchi francesi promessi loro da ricchi collezionisti cacciatori e speculatori di opere d'arte. Per partecipare a questo banchetto dell'arte, essi avrebbero abbandonato la loro patria per condividere e partecipare ad un gioco segreto sotteso all'arte ma evidente agli artisti che vi aderirono. A comprova di questa tesi, esamineremo qui di seguito un dipinto minore ma emblematico di ciascun artista. Per esaminare dei grandi capolavori ci sarà tempo debito.

MARC CHAGALL : BOZZETTO D'UNA "PASSEGGIATA"


E' stato trovato tra le pagine di un vecchio libro di Marc Chagall un cartoncino dedicato ad una donna francese di nome Corinne. Il disegno sembrerebbe essere un bozzetto preparatorio disegnato nell'immediatezza della scampagnata e non invece una copia fedele dell'opera pubblicata nel libro. Infatti  appare subito evidente la caratteristica dell'"invenzione" giocosa che differenzia le espressioni dei soggetti ritratti nelle due opere: Marc Chagall e sua moglie Bella.


Per consentire la comparazione, si dovrà paragonare il bozzetto all'opera pubblicata per gentile concessione. Nel bozzetto Bella ha una espressione terrorizzata dal volo, ben diversa da quella che avrà nell'opera successivamente dipinta in studio.



Anche Marc Chagall, passatagli l'ebrezza del vino, sembra avere avuto un ripensamento tardivo ed avere anche lui modificato la propria espressione. Nel bozzetto appare serio ed impegnato nel sostenere il peso del corpo di Bella, mentre nel dipinto successivo appare sorridente, probabilmente per avercela fatta.


 Marc si chiese se ce l'avesse fatta col braccio sinistro.
 Nel dubbio si immaginò di alzare Bella col braccio destro:


Ma il bozzetto non avrebbe potuto essere smentito. 
Marc ce l'avrebbe fatta anche con il braccio sinistro!


La prova di autenticità di questo bozzetto si evince da un particolare. Il bozzetto ha una estensione di disegno che comprende sul lato destro (per chi osserva) anche una casa che non venne riprodotta sul dipinto finale. Questo é un elemento aggiuntivo che un falsario non avrebbe potuto ritrarre copiandolo dal dipinto, né avrebbe avuto il motivo per inventarlo poiché evidentemente marginale e non significativo rispetto al soggetto principale dell'opera.

Infine un'ultima questione: perché mai Marc Chagall avrebbe immaginato di far volare sua moglie Bella, tanto da farle girare la testa? Lo fece per un gioco, promettendole di farle così vedere il "Calice del Graal" ?

Passiamo  ad  un  altro  gioco: 

MARC   CHAGALL  
e  il suo "pittogramma rivelatore"


Gouache su carta cm. 48x40
Collezione Joackinder


Capovolgi il dipinto e, in basso a destra, nota una zuppiera sulla cui superficie é dipinto il profilo di un uomo riconoscibile come Jean Cocteau, il Maitre del Priorato di Sion a quel tempo. La zuppiera contiene la zuppa che in francese si dice "soupe", ma che significa anche "una storia" tutta da raccontare. Capovolgi nuovamente il dipinto e procedi nella lettura.


Chagall capovolto: una zuppiera (b/dx)

Nell'angolo in basso a destra, vicino alla zuppiera, vedi le squame verdi di un pesce il cui occhio é a forma di lettera "T": ciò significa che si deve star zitti come un pesce (che non parla…) sull'argomento indicato con la lettera "T" (Tau=segreto di Dio). Sopra la testa del pesce é stilizzato un Calice, quindi il Calice del Graal ?
Sopra al Calice del Graal c'é una corona regale, dipinta sul capo di un pinguino bianco (?), un uccello di fantasia non riconoscibile, quindi non riconosciuto come il Re di Francia Luigi XVII ?. Alle sue spalle una coppia di sposi (Marc e Bella Chagall), dietro ai quali la grande testa dell'asino testardo, probabilmente un richiamo all'asino di Montmartre il quale dipingeva con la coda intrisa nel bidone dei colori.

Sul lato destro del dipinto (una "gouache") é disegnato un campanile ed un palazzo (un richiamo al "capolavoro sconosciuto"?) e, più sotto, un mazzo di fiori su un tavolino = "fleurs sur une table" = Fleury sur un tableau = un richiamo all'avvocato Fleury, il difensore del pretendente Guglielmo Naundorff che sosteneva d'essere il legittimo pretendente Delfino di Francia. Il Fleury custodiva come prova dell'identità del Delfino, l'anello dei Borbone che il Naundorff sosteneva di aver ricevuto da suo padre il Re Luigi XVI. Questo anello fu confiscato dal giudice della causa indetta sulla questione della sopravvivenza del Delfino e fu assegnato al Ministro dell'arte Antonin Proust (Governo Gambetta 1881), il quale assieme a Manet provvide ad imprimerlo a fuoco sul "capolavoro sconosciuto".

Di fianco al tavolino vi é dipinta una bottiglia capovolta di vino rosso, dalla quale potrebbe uscirne il contenuto per gravità. Si tratta di un richiamo al fatto che questo quadro sarebbe stato affidato ad una persona chiamata col nome di un vino (Barbera o Grignolino) ? Vi é infine sulla base del dipinto un filo di colore blu che si dipana fino ad una cornetta telefonica. disegnata vicino ad un volto nascosto sotto un mazzo di fiori (angolo in basso a sinistra). In alto, nel cielo blu, le stelle disegnano il nome Chagall.

Chi potrebbe aver dipinto questo "puzzle" se non il conoscitore della storia segreta, quindi lo stesso Chagall che avrebbe ricevuto il suggerimento tramite una telefonata ricevuta probabilmente a Torino, nel 1952, anno in cui espose una sua mostra?  

Avanti un  altro ! (°!°) 
esclamò Joackinder indagatore:

Joackinder "conferenziere" 
incominciò nel 1995... 


WASSILIJ  KANDINSKY


E IL SUO "POST-BOZZETTO" DICHIARATO


Bozzetto postumo (cm.30x30, datato 1926) 
di "Tache Rouge" di Wassilij Kandinsky 
(il dipinto originale é di cm. 150x150, datato 1912)


"Ho trovato in una cassa il bozzetto di "Tache Rouge". Ho dato questo bozzetto ad un amico e chi lo ritrovasse é pregato di mandarmi una sua fotografia", così scrisse Kandinsky nel suo diario del 1926.

Avvenne che nell'anno 2005 Joackinder trovò ed acquistò questo bozzetto in un cassetto di un vecchio mobile proveniente dalla casa del paese di San Secondo di Pinerolo, in cui nacque ed abitò il dr. Adolfo Gustavo Rol, un amico di Kandinsky.


Dopo essersi accertato che il soggetto del bozzetto corrispondesse al celebre dipinto "Tache rouge" esposto al Museo Pompidou di Parigi, Joackynder contattò un allora carissimo suo amico (Riccardo Carver) cui diede l'opportunità di corrispondere con Heinz Berggruen, un famoso mercante d'arte tedesco, inviandogli la fotografia del dipinto ritrovato. Il mercante rispose di essere interessato a vedere l'opera e quindi si discusse su chi dovesse recarsi a Berlino a portarla e su quanto potesse valere sul mercato il bozzetto se fosse stato ritenuto autentico dall'esperto. L'amico di Joackinder si dichiarò disposto ad andare a trattare l'affare col mercante: "L'affare lo fa chi conosce l'esperto d'arte in grado di periziare l'opera e di concordare il costo della expertise d'autenticità, per ciò non occorrono terze persone testimoni dell'accordo". Pertanto, secondo questo suo amico, il proprietario dell'opera (Joackinder) avrebbe dovuto mettersi da parte ed accontentarsi di una minima percentuale (10%) sul prezzo di vendita dell'opera periziata, se mai la vendita fosse andata a buon fine". Queste furono le condizioni amichevoli e fiduciarie per le quali l'amicizia trentennale incominciò ad incrinarsi.

Joackinder rifiutò la fraterna, generosa e disinteressata disponibilità dell'amico ed inviò direttamente la fotografia del bozzetto alla Segretaria di Kandinsky, allora vivente ed operativa in un importante Museo di New York. Ricevuta la fotografia, immediatamente Joackinder fu convocato a Parigi, al Museo Pompidou, per consegnare l'opera che sarebbe stata sottoposta all'esame del Comitato Kandinsky (composto di quattro esperti di cui fu impossibile conoscerne il nome). Avendo ingenuamente comunicato al responsabile dell'accoglienza del Museo Pompidou con quale treno TGV avrebbe viaggiato e l'ora del suo arrivo a Parigi, a Joackinder venne l'idea di poter essere derubato del dipinto durante il viaggio per cui chiese al Capo Treno se avesse potuto sostituire lo scompartimento da lui prenotato con quello adiacente. Trattandosi di due scompartimenti di lusso provvisti entrambi di un letto singolo con annesso wc con doccia (dal costo di € 600), lo scambio non avrebbe danneggiato il viaggiatore dell'altro scompartimento e quindi, con una mancia di soli € 50 al capotreno, lo scambio ebbe luogo. Durante la notte il viaggiatore che occupò lo scompartimento che avrebbe dovuto ospitare Joackinder, fu narcotizzato e derubato del portafoglio, mentre la maniglia di sicurezza della porta dello scompartimento occupato da Joackinder opportunamente assicurata alla cuccetta con l'impiego di un robusto filo di ferro, resistette al tentativo di scasso. 

Giunto a Parigi, preso da giustificabile timore d'essere derubato del dipinto, Joackinder chiese ed ottenne l'aiuto di un amico parigino, il fotografo Henry Pessar, il quale lo accompagnò al Museo Pompidou fotografando la ufficiale consegna del dipinto ad un certo dr. Fiore, responsabile della custodia del dipinto, il quale puntualmente lo restituì dopo l'avvenuta riunione del Comitato Kandinsky. Il responso giunse qualche tempo dopo per lettera: il Comité giudicò il bozzetto non attribuibile a Kandinsky ritenendo che l'opera fosse postuma al dipinto originale!

Joackinder non si arrese e continuò a porre delle domande: chi abbia mai negato che un bozzetto possa essere successivo all'opera originale? L'artista non avrebbe potuto realizzare un bozzetto qualche tempo dopo, per lasciare una più precisa testimonianza non evidentemente apparente sull'opera originaria? Inutili furono le supposizioni di Joackinder e rimase aperta la fondamentale questione: il Comité aveva preso in considerazione ciò che Kandinsky aveva scritto sul suo diario? Impossibile saperlo, inutile fu chiederlo: "Le decisioni del Comité - gli rispose con una lapidaria lettera la ex-segretaria di Kandinsky - sono indiscutibili ed inappellabili", con ciò senza risolvere il mistero del bozzetto postumo.

Joackinder non si diede per vinto e predispose un'indagine biologica all'impronta digitale di colore nero posta in centro al bozzetto, vicino al disegno del piccolo coniglietto bianco (Fanfan Lapin, il coniglietto che risolve i rebus).

Da quest'impronta una biologa estrasse il DNA di un uomo per cui Joackinder chiese al Comité di effettuare una comparazione del DNA  trovato sul bozzetto con quello del pittore Wassilij Kandinsky. Anche questa richiesta venne rigettata dalla Segretaria della Fondazione Kandinsky come "richiesta improponibile". Quale segreto sarebbe stato così importante da impedire il proseguimento della ricerca?


La decriptazione di questo bozzetto
fu realizzata in "flash"
ma é stata distrutta da un hacker


A conclusione di questa esperienza, Joackinder ha studiato e risolto l'intero pittogramma rappresentato sia sul dipinto originale che su bozzetto, quest'ultimo con configurazioni identiche salvo due piccoli particolari, i quali consentono una più agevole lettura del dipinto.


L'INDICIBILE SEGRETO DI KANDINSKY

Il dipinto "Tache rouge" trasmetterebbe la storia del segreto accordo avvenuto tra il Papa e Napoleone, patto che sarebbe stato rivelato dopo 150 anni ed avrebbe riguardato la verità sulla sopravvivenza del Delfino di Francia (Luigi XVII). Questo segreto sarebbe stato comprovato da un segreto ancora più importante ed indicibile, tuttavia pubblicato al sito web ma che purtroppo venne oscurato da forze più potenti ed oscure.

Il segreto riguarda la conoscenza da parte di Wassilij Kandinsky dell'esistenza della Chiesa di Maria Maddalena sull'isola di Anglesey (Galles, U.K.), un'isola alta mt. 800 circa, un cui lato é una miniera a cielo aperto di rame che era sfruttata in epoca romana da Brian "il Beato" (il Re del Sacro Regno baltico), il quale sposò Hanna Thamara, la prima figlia femmina di Maria Maddalena, la quale - secondo la leggenda -  sarebbe sepolta in piedi nel tronco cavo di un albero (come le "Eurghen", le regine) sopra alla cui tomba si erge un alto albero al quale faceva la guardia "il cavaliere blu", il personaggio caro a Kandinsky nelle sue "improvvisazioni".

La leggenda vuole che nella Chiesa dedicata a Maria Maddalena sull'isola di Anglesey fosse custodito il Calice del Graal, almeno fino al 154 dC l'anno in cui il Calice del Graal venne portato a Roma da Lucio di Britannia, figlio di Re Coel e pronipote di Re Brian (alla quarta generazione), e per questa sua discendenza regale Lucio venne adottato dall'Imperatore Adriano. Ed in seguito divenne "Lucius Verus", co-imperatore di Roma con Marco Aurelio Commodo (161-169 dC). Ma questa é un'altra vera storia.

Chi potrebbe mai confermarci la verità? Forse un amico di Wassilij Kandinsky, un certo Wladimir Baranoff, un pittore russo che, per stare al gioco, si fece chiamare Daniel Rossiné: Daniele, come l'angelo custode del segreto di Dio; Rossiné, contrazione di Rossinly, la famosa cappella templare dove furono sepolti i grandi Maestri Cavalieri Templari.


Avanti un'altro !

DANIEL  ROSSINE'

L'INVENTORE DELLA PITTURA OPTOFONICA


"La pianola", olio su tavola
collezione Joackinder


Dopo aver bevuto una bottiglia di champagne francese in un ristorante sui Champes Elisées a Parigi, M. Baranoff, il figlio dell'artista che in arte si faceva chiamare Daniel Rossiné, confidò a Joackinder di essere stato campione di tiro con la pistola e poi, lasciandosi andare, di aver ereditato da suo padre circa 400 opere d'arte moderna, ma, purtroppo, nessuno dei dipinti optofonici realizzati da suo padre con quella sua bizzarra invenzione.

Si tratta di una invenzione costituita da un piano inclinato sul quale si muovevano su e giù, secondo il variare del suono della pianola, delle lastre di latta sottile nel cui centro erano ritagliate delle figure in forme geometriche (cerchi, triangoli, esagoni, ecc.ra) in modo tale che, se illuminate, esse proiettassero sulla tela le stesse forme geometriche intagliate che sarebbero state dipinte sul momento. Il quadro optofonico, secondo suo padre, avrebbe quindi rappresentato una "liaison" tra suono e pittura, il primo tentativo di tradurre le note musicali in immagini dipinte.

Dove sarebbero finiti quella dozzina di dipinti optofonici che suo padre diceva d'aver nascosto lasciando una mappa dipinta su un quadro misterioso? Il dipinto ritrovato da Joackinder avrebbe potuto risolvere questo mistero?

Ad entrambi era sembrato proprio di sì. Innanzitutto in alto a sinistra una bandiera a strisce bianche su fondo nero, sembrava indicare una lettera o una storia tramandata. La bandiera  era piantata su un quadrato bianco (la turca di un wc?). Vicino ad essa una pianola con la leva per caricare il marchingegno a molla, il motore della pianola. Alla base del dipinto l'immancabile rebus composto da un "mezzo anello" (in lingua francese si direbbe "moitié bague" che foneticamente potrebbe essere inteso come "Moi te blague" a significare "io ti racconto una storia"), ed infine un numero 2 capovolto (= "deux") seguito da una nota musicale "Re", il tutto a significare "Io ti racconto la storia del Re" e, visto che mancano i quadri che rappresentano il supporto dove sia dipinta la storia del Re, se ne deduce che manchi anche il Re, quindi il Delfino di Francia figlio di Re Luigi XVI (appunto il Re mancante Luigi XVII).

Occorreva quindi scoprire dove fossero stati nascosti i 12 quadri optofonici, ciascuno dei quali varrebbe oggi alcuni milioni di euro! M. Baranoff avrebbe voluto fotografare il dipinto ai raggi infrarossi per vedere se per caso la mappa del tesoro fosse stata scritta sotto un velo di pittura. Il permesso venne accordato da Joackinder a Baranoff senza nulla chiedergli in cambio, salvo riconoscere l'autenticità del dipinto. D'altra parte Joackinder aveva risolto facilmente il rebus e già aveva capito dove fossero nascosti i dipinti optofonici e, soprattutto, aveva capito che il dipinto stesso era stato congegnato dall'artista Rossiné con un intelligente indizio, una sorta di "depistaggio", che avrebbe sicuramente portato fuori strada un campione di tiro alla pistola.
Nel risolvere gli enigmi non conta soltanto la prontezza e l'occhio allenato alla mira ma anche l'intuizione che il bersaglio possa essere duplice.

M. Baranoff fece un discorso tortuoso, come se volesse far ruotare il "revolver" attorno al suo dito. Non si sarebbe pronunciato lui sull'autenticità del dipinto, ma si sarebbe recato assieme a Joackinder in una sede del Commissariato di Polizia per consegnare il dipinto all'Autorità, in modo che un giudice avesse poi provveduto ad incaricare altri esperti d'arte ad emettere una "expertise". Joackinder finse d'accettare e il mattino seguente si fece trovare all'appuntamento presso il Commissariato prescelto, portando con se non il dipinto originale ma una sua fotocopia perfettamente inquadrata nella cornice. Il Commissario chiese a Joackinder il documento di riconoscimento della sua legittima proprietà ed egli sfoderò il permesso all'esportazione rilasciatogli dal Ministero Italiano dei Beni Culturali. Il primo tentativo di sequestro era sventato.

Il Commissario quindi chiese a M. Baranoff cosa ne pensasse del dipinto che nel frattempo Joackinder aveva esposto sul tavolo. M. Baranoff, alzatosi in piedi nella posizione di tiro alla pistola, indicò col dito indice la firma ROSSINE' facendo presente che suo padre firmava in modo diverso, ovvero ROSSIné, con le ultime due lettere minuscole e che pertanto la firma era da considerarsi falsa, apocrifa, comunque non lasciata dal pennello di suo padre. Il Commissario si rivolse verso Joackinder corrugando le sopracciglia, con le mani a pugno chiuso sui fianchi dove da un lato aveva una pistola nella fondina mentre dall'altra pendevano un paio di manette.

Joackinder si limitò a dire : "Bien, alors?" e poi, dopo aver stretto la bocca a cuore per alcuni istanti, si lasciò andare ad una dotta lezione filologica: "A me pare che effettivamente non si tratti di una firma con la quale l'artista mai avrebbe voluto assumersi alcuna responsabilità su ciò che avrebbe tramandato nel dipinto… "l'histoire secrète de la sourvie du Roi, n'est pas?"… bensì si tratti della attestazione lasciata dall'artista, come avesse voluto dire "L'ho fatto io ma qui lo nego". A quel punto dell'amabile conversazione M. Baranoff picchiò duro sul vetro del quadro, quasi volesse spaccarlo, ribadendo: "E falso, é falso, é falso!", ed allora Joackinder non si tenne più e grido: " Mais ce tableau n'est pas un Picasso! Au fin, c'est une merde de tableau!" mentre il Commissario prendeva il quadro in mano sottraendolo ai contendenti ed apprestandosi a regolarizzare il sequestro dell'opera ritenuta falsa.

Ma allora, se il dipinto fosse veramente stato un falso, perché M. Baranoff avrebbe voluto fotografare il dipinto all'infrarosso per scoprire sotto un velo di pittura una mappa falsa che non avrebbe portato ad alcun vero tesoro? La questione, posta al volo da Joackinder, fece roteare gli occhi al Commissario ed a M. Baranoff.

Dipinto optofonico capovolto

Il Commissario di Polizia aveva roteato in aria anche il dipinto e, senza volerlo, lo aveva ricollocato sul tavolo capovolto, in modo che la firma non si leggesse più ed il soggetto sembrasse del tutto nuovo. In questo modo la pianola non appariva più come una cassa di legno dove i 12 dipinti avrebbero potuto costituire, se appaiati e con le superfici dipinte tra loro contrapposte, come doppi pannelli di legno facenti parte della struttura portante della pianola ("ecco dove avrebbero potuto essere nascosti !" pensò sorridendo Joackinder), ma a guardar meglio sembrava che la vasca da bagno in bianca lamiera verniciata fosse stata inserita su una struttura di pannelli portanti di legno…

...quindi, arguì Joackinder, le opere optofoniche sarebbero state nascoste non nella pianola ma nella vasca da bagno! Joackinder si guardò bene di rivelare questa sua intuizione a M. Baranoff, ma si limitò a far notare che il dipinto in questione non era più in Francia (partito nella notte con un corriere per destinazione estera... ) e che la sua fotocopia avrebbe potuto essere consegnata a M. Baranoff come "souvenir".

Oggi Joackinder ha deciso di rivelare al nipote dell'artista Daniel Rossiné dove siano da ricercare i dipinti optofonici milionari (nella vasca da bagno del nonno che si trova nel vano del cesso!) così come la storia della sopravvivenza del Delfino di Francia venne buttata nella turca (nel cesso); e se mai egli avesse ragione, rimarrebbe in attesa del riconoscimento di autenticità del dipinto in suo possesso. Magari avvisato del ritrovamento da alcuni colpi di pistola tirati in aria, verso il cielo! (-:


Avanti  un  altro !

CHAIM   SOUTINE

Un'opera di Chaim Soutine
nel laboratorio di restauro
di Valentina Barbareschi


"Il mondo di Chaim Soutine é curvo, inclinato, fluente, congiunto e per questo amoroso. E' stato detto a vanvera che in esso c'é il senso di claustrofobia, il tutto racchiuso nei suoi paesaggi. E che ovunque egli prediligesse tratteggiare con il color rosso sangue, dai tetti delle case, alle tracce sui tronchi degli alberi della colatura del sangue causato dal sacrificio dell'agnello appeso all'albero. E' pur vero ma non assoluto.


Chaim Soutine "Paesaggio", collezione Joackinder


In questo "Paesaggio" vi é nell'angolo in basso/sinistro la iscrizione "Soutine" in colore giallo, in grafia che potrebbe essere d'altra mano, tuttavia Chaim Soutine pose nell'opera con la propria grafia il suo nome "Chaim" allo scopo di chiarire ogni possibile dubbio all'indagatore che lo avesse individuato nascosto nella cima di uno dei tre pini sulla destra del dipinto.

La firma "Chaim" di traverso sulla cima del pino.


In questo "Paesaggio" composto da un villaggio ai brodi di un lago sottostante ad una montagna innevata, sono evidenti nel lago i richiami ad animali ed al loro sangue, elementi sacrificali della sua religione ebraica e memoria del suo villaggio natale, Smilovitchi, e dei monti al di là di Vilna o Minsk.

Giunto in Francia, lo ebbe come amico Amedeo Modigliani ed entrò nel giro di amicizie parigine legate alla massoneria internazionale, la cui sede operativa segreta era a Venezia.

Chaim Soutine a Venezia.

Successivamente, col trascorrer degli anni e con la maturità dell'esperienza, Soutine modificò il suo "ductus pictoricus" abbandonando la rappresentazione psicologica per preferire l'obiettività del soggetto o della scena da rappresentare sulle sue opere. La prospettiva si normalizza, tuttavia gli elementi filologici rispecchiano le ansie del periodo periglioso della seconda guerra mondiale.


Chaim Soutine,  paesaggio nordico.

I soldati tedeschi diedero la caccia agli ebrei russi poiché sapevano che solo un russo avrebbe potuto rivelare dove fosse custodito il Calice del Graal, messo in salvo allorquando l'armata italiana dell'ARMIR ripeté l'errore già fatto da Napoleone, quello di puntare su Mosca all'approssimarsi dell'inverno russo senza considerare che il Calice del Graal fosse stato invece custodito a San Pietroburgo, allora chiamata Stalingrado. Chi avesse conquistato il Graal avrebbe vinto due volte la guerra, quella presente e quella futura. Un'interpretazione storica troppo azzardata? L'assedio nazista di Stalingrado avrebbe quindi avuto non solo un motivo strategico per conquistare una posizione sullo scacchiere della seconda guerra mondiale, ma anche un secondo motivo molto più importante per sacralizzare l'imperialità del Reich: la conquista del Calice del Sacro Graal ? (°!°) 

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